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mercoledì 10 giugno 2020

Fase 3: non tutto è come sembra

E poi arriva quel giorno, dove ritiri il pacco delle cose dell'armadietto della materna, in un sacchetto giallo, della spazzatura ma giallo, forse per renderlo meno triste di quello che è già.
Perchè "ritirare i tuoi effetti" suona tanto come se qualcuno fosse morto, non hai la certezza che in quel posto ritornerai perchè le tue cose non ci sono più... è un po' come essere licenziati con "se abbiamo bisogno ti chiamiamo" oppure un "le faremo sapere".

Non hai nessuna certezza, nessuna fiducia nè in te nè nell'altro.

Ed è questo che ho interiorizzato nella fase 3: non tutto è come sembra, nel bene e nel male.

Gli affetti più vicini, in cui riponevo più speranze, li ho sentiti meno accanto di come potevo immaginare...
Quelli più lontani, che forse vivevano la mia stessa situazione o non faticavano ad immaginarla, mi hanno accompagnato con qualche chiacchiera, qualche mail, considerazione, riflessione, incoraggiamento.
Non mi aspettavo niente da nessuno, intendiamoci, ma ho avuto la sensazione di essere davvero sola, oltre al distanziamento e, per me che sono un orso di natura e normalmente non è mai stato un grande problema, questa volta è pesato un pochino di più.

Sembra sciocco, ma la mascherina copre una serie di espressioni facciali che sono di un'importanza eccezionale.
L'altro giorno ero in coda in un negozio e, davanti a me, c'era una mamma con una bimba che avrà avuto 4 anni, forse qualche anno in più... ed eravamo tutti con la mascherina.
I nostri sguardi (il mio e della bimba) si sono incrociati e, d'istinto, mi è venuto da sorriderle.
La bambina non ha visto il mio sorriso e ha tolto lo sguardo, serio, annoiato dalla coda.
Mi si è spezzato il cuore... negarle un sorriso mi è parso una colpa.
Mi è sembrato di imbavagliare i sentimenti positivi.
Un sorriso, come un gesto gentile, è contagioso, ti riempe il cuore.
Ecco, a me lo ha svuotato.
E mi sono resa conto di quanto i bambini non abbiamo la percezione di un'emozione o di uno stato d'animo con una parte di viso coperto.

In un altro negozio mi è capitato di chiedere delle cose, ma di non essere capita.
Il labbiale in alcuni casi è davvero fondamentale, quando il tono è basso o quando si parla con un accento diverso. E' come se mancasse un tassello di un puzzle che prima davamo per scontato.

Ad un altra coda, ho trovato una mamma che conosco di vista, con cui non ho molta confidenza. Di solito, forse un po' imbarazzate entrambe, ci salutiamo sempre con un sorriso. Ma sotto la mascherina non è la stessa cosa... gli occhi ridono... tra adulti è diverso... e ci viene quasi da ridere come due sceme perchè ci sorridiamo a vicenda  ma con la faccia coperta.

Ma non tutto è come sembra.
Un giorno decidi di gonfiare le gomme della bici grande, disperata perchè con quella piccola senza rotelle non c'è proprio verso di trovare l'equilibrio e poi, in due giorni, dopo mesi/anni di tentativi, vai.
Con quel manubrio un po' a zig-zag, con le mani strette che lo impugnano tanto da rimanere i segni sul palmo, non hai più paura, vai.
Sei riuscito, hai raggiunto un altro piccolo traguardo dell'autonomia.
E mi emoziono, perchè cresci davanti a me.

Ma non tutto è come sembra.
Per una mamma ogni piccola conquista è un giro di boa, e allora anche quando il piccolo ti dice con fermezza che vuole farla seduto sul water, tu ce lo posi con le dita incrociate sperando che sia la volta buona. E quando entrambi sentite "plof", parte un festeggiamento di tre giorni. E scopri che con tanta, tanta pazienza, alla fine si riesce, anche laddove di speranze non ne avevi più.

Ma non tutto è come sembra.
Sono mancate persone che si conoscono e che non si conoscono, ma ognuna di esse mi fa riflettere. Ripenso a quel papà che, nell'attesa fuori da scuola, radunava attorno a sè un gruppetto di chiacchiere leggere.
Poi a quel gruppo di amici con gli occhi rossi e lucidi, sotto gli occhiali scuri.
Sembrava una persona serena, positiva, sorridente. E invece chissà cosa aveva dentro.
Penso a chi ha capito che non sarebbe più tornato a casa, solo, in ospedale.
Penso a chi lotta da anni contro un male più grande, che maledettamente ritorna e ti porta via ogni speranza, ogni respiro, ogni affetto, senza poter decidere diversamente.
Ed io che mi lamento mi faccio ancora più rabbia, perchè non apprezzo quello che ho e forse non riesco a trasmetterlo nemmeno a chi mi sta intorno.

Ma non tutto è come sembra.
Non sarà bello andare a scuola ma, dopo questi mesi, cosa dareste per ritornarci ancora...?
Ci sono scuole in Italia senza carta igienica, con i banchi e le sedie rotte, con i muri e i soffitti che crollano, con le palestre inagibili, la lim che la scuola ottiene con i punti del supermercato, ma le più alte menti riunite insieme cosa pensano di fare? Stanziano fondi per... la rete e la fibra.
Ma viviamo tutti sullo stesso pianeta? Ma ci sono mai entrati loro in una scuola?

E poi ci sono gli insegnanti con gli attributi che organizzano di vedersi distanziati in un parco, per un saluto che non sia virtuale, che sia guardarsi negli occhi e parlarsi davvero... seppur per pochi istanti, perchè si vada oltre l'insegnamento della materia, ma dell'essere al mondo e insegnare a vivere, soprattutto ai bambini e giovani, lasciare loro un segno profondo, un ricordo indimenticabie e vero, di rispetto verso gli altri, di responsabilità e di coraggio nel fare il primo passo quando nessuno osa farlo. Perchè, anche in sicurezza, è il cuore che lo detta, non una imposizione, un dovere.

Che poi io davvero non la mando giù... anche la didattica a distanza prende il nome del papà, DAD, quando sono il 99% le mamme che corrono per fare i compiti... fotocopiano, leggono, spiegano, correggono, scattano foto e spediscono...
Che fanno da maestra/madre/lavoratrice insieme, senza avere un titolo per la prima, il giusto tatto per come affrontare la situazione la seconda, sbagliando, incazzandosi, urlando, piangendo e poi rialzandosi e trascinarsi nei giorni a seguire, senza una fine, senza un piano, senza una parola a chi pone delle domande sul nostro futuro: i bambini, i giovani.

Perchè non tutto è come sembra.
Sono piccoli, sono giovani, si adattano, ma non sono scemi.
Capiscono e interiorizzano molto di più di un adulto.
E quello che vivono oggi, se lo porteranno dietro domani.




lunedì 27 aprile 2020

Fase 2

Siamo alle soglie di quella che chiamano Fase 2 che, sostanzialmente, per le mamme è identica alla precedente.

Non si contano più i giorni, non si contano più le settimane, qui si parla di mesi.
Dopo la prima rabbia divenuta rassegnazione, personalmente sono passata alla riflessione tramutata in esaurimento, per poi tornare alla delusione.

Si, delusione... perchè sotto i miei occhi vedo un'Italia disunita, polemica, poco costruttiva e disorganizzata. E' vero, non è una situazione facile, non ci sono decisioni facili da prendere, c'è di mezzo la salute e probabilmente nemmeno chi è al vertice ha i dati necessari per capire come agire, in quale parte proseguire.
Se le direttive hanno poco senso, pochissimi, nel loro piccolo vertice, alzano la manina per proporre modifiche e, ancora meno, decidono di cambiare rotta e prendere la guida del proprio Paese.
Ma il problema di fondo è un altro. La sensazione è che nessuno si voglia prendere la responsabilità di fare qualche cosa per paura di essere attaccata, di sbagliare e, francamente, le maschera del paraculo e delle code di paglia sono quelle a cui darei fuoco.
Emettono decreti senza pensare alle conseguenze, non hanno alternative, altri piani, non hanno nemmeno qualcuno da cui copiare... quando dall'altra parte si propongono cose, vengono segate a priori, anzi, tra gli stessi concittadini, invece di trovare una soluzione, per il bene comune, c'è un attacco verbale ancora più feroce. Ognuno guarda il proprio orto... il genere umano con comprende come vivere dai propri errori, persevera e ricomincia da capo. Che delusione...

Prima di trovare una soluzione concreta per l'istruzione, si discute su come mettere in sicurezza gli impianti balneari... O__O  forse le vacanze sono un argomento di discussione più importante, vengono al primo posto, anzichè la scuola.

Ma torniamo alla mia realtà.
Vagando nel web, unico punto di incontro con il genere umano che abbia più di 8 anni compiuti, ho trovato artisti che mi hanno fatto pensare e ragionare su me stessa. Mi sono accorta che diversi processi dello studio dell'immagine e dell'arte, volenti o nolenti, li avevo o li ho attraversati anche io.
Solo che, queste persone, oggi sono artisti con un nome affermato, riconosciuto, hanno scritto libri, hanno inquadrato il loro genere e cercano di diffonderlo ad altre generazioni.
Io, forse per paura di intraprendere una strada non battuta e non avendola ben ancora chiara in testa, ho preferito prendere quella più sicura, quella che già conoscevo, rimanere nella mia "confort-zone", che mi assicurava di pagare il mutuo/le tasse senza dovermi tirare il collo... ho preferito non rischiare, non lasciarmi andare, come spesso faccio anche in altri ambiti, per carattere, mi sono tirata indietro perchè, come prima cosa, non sono sicura di me, non prometto cose in cui non ho la certezza di riuscire, perchè voglio siano fatte bene, non ho rischiato perchè devo avere tutto sotto controllo ma poi crollo, mentalmente, e sclero.
In questi giorni ho avuto questa percezione di me stessa.
Ma sono giornate talmente strane, piene e vuote allo stesso tempo, che il tempo, con due bambini al seguito, si esaurisce alla sera senza un incentivo, un barlume di idea e, qualora qualcosa dovesse venire, è continuamente a intermittenza, interrotta tra un "devo fare la pipì", "Mamma vieni!" ecc. ed è snervante, almeno per me.

Proprio in questi giorni ho imparato che, alcune persone con cui mi incontravo abitualmente, non mi mancano per niente... altre lontane, invece, sono diventate quelle che vorrei rivedere per prime. Strano no...?

Credo che una delle parole che ho ripetuto più spesso in questo periodo sia stata "Basta", detta con un'esasperazione che rasenta la follia e l'esaurimento.
Ho pianto, ho gridato in bagno... sì, lo ammetto.
Ho detto anche cose che non avrei dovuto dire... e non intendo solo parolacce... ma cose che in quel momento sentivo davvero di dire ma che non fa piacere ascoltare.

La parte uno/due dei social è che qualsiasi donna, che sia sigle-moglie-mamma- plurimamma, ha dentro sè un rancore e una rabbia in questi giorni che potrebbe sputare fuoco tipo un drago.
Qualsiasi commento o racconto uno faccia, c'è SEMPRE (e sottolineo SEMPRE) qualcuna che ha la verità in tasca, deve dirti la sua (anche quando non è richiesto) e deve avere per forza ragione fino all'ultima battuta.
Ho letto dispute da brividi dove un sano vaffa alla fine, forse, sarebbe stato meno tagliente di certe parole.
Tante volte mi sono trattenuta dal commentare perchè, nell'arena di facebook in modo particolare, nessuno ascolta nessuno e tutti devono dire tutto.
Risultato: non si arriva da nessuna parte.
Ognuna ha una realtà diversa, quello che a te va bene a me potrebbe essere scomodo e viceversa ma, se io leggo l'osservazione di una persona, ci ragiono, cerco di capire cosa mi sta dicendo... non è che devo per forza avere ragione o torto solo io o solo lei, non è una gara con un vincitore finale.
Vince chi si capisce, chi si ascolta, chi trova risposte e soluzioni, chi propone, chi valuta, chi cerca di capire nonostante tutto... che non sono cose facili, intendiamoci, ma nemmeno impossibili.

Io che nella mia ignoranza pensavo che azzolina fosse un sinonimo di cazzarola... sono rimasta amareggiata dal fatto che la figura della donna, ancora una volta, è stata screditata proprio da una donna. Invece di andare avanti, si torna all'età della pietra... la donna è vista solo e SOLA come chi DEVE curare il focolare e la prole. Punto. Tra i due genitori, quella a cui viene posto il fardello di casa e figli è sempre la donna. La donna la ha partoriti, per carità, ma non li ha fatti da sola con lo Spirito Santo... Il lavoro degli uomini, probilmente anche più remunerativo, viene scelto come unica strada per mantenersi.
Quante donne in questi mesi hanno rinunciato, sospeso, o completamente concluso il rapporto di lavoro per accudire uno o più figli h24, tappate un casa, magari senza un minimo spazio verde, con età diverse ed esigenze diverse, si sono trasformate in maestre, anche quando per questo titolo non hanno le competenze necessarie??? Ma lo hanno fatto. Zitte, senza lamentarsi, e soprattutto senza una scadenza a questa clausura, senza vedere una fine. Ma, dopo tutto questo tempo, non si può non porsi delle domande... è umano chiedersi "e ora che si fa"?

Perchè ci sono famiglie dove non tutti e due genitori lavorano, non tutti hanno la cassa integrazione (e non si sa per quanto tempo), non tutti hanno lavoro, oppure sono stati costretti a chiudere ma hanno anche affitto e spese fisse che devono affrontare, altri lavoratori a cui dare un salario, oppure lavorano a pieno regime e mettono ogni giorno la propria famiglia a rischio.
C'è chi non può mettere a rischio i nonni, ma non solo... ci sono anche altri casi con malattie. C'è chi i nonni li ha lontani, c'è chi i nonni non li ha affatto, c'è chi non si può permettere una baby sitter... che 8/9 ore al giorno, segnata i regola, con cavolo che prende 600 euro mensili... ma manco in nero...
Ci sono esigenze a cui non è possibile sopperire da soli (e completamente non prese in consideranzione), handicap, difficoltà dell'apprendimento, problemi di salute... che, non sono un specialista, ma non credo miglioreranno in questa situazione.

Dopo due mesi così, anche la ripresa è proporzionale alla povertà.
Esempio: se io azienda ho avuto dei costi e nessun rientro, non investirò, non acquisterò, cercherò anzi di tagliare il più possibile.
Altro esempio: se io dipendente sono stato pagato meno ma ho dovuto affrontare comunque le spese fisse dell'affitto, delle bollette, il cibo... spenderò meno anche dopo, perchè ho già magari attinto ai miei risparmi per "mettere una toppa" a questo momento.
Di tutte le attività che c'erano prima, non so quanti tireranno su ancora la serranda... molte già in ginocchio chiuderanno e altre, messe in condizioni di lavoro a dir poco fantascientifiche (pensate ai parrucchieri che devono disinfettare tutto ogni volta e possono fare un cliente per volta), non apriranno comunque perchè non conveniente.

Non ci sono più buchi per stringere la cintura... e il dogma "la salute viene prima di tutto" vacilla se non si pensa anche a quella mentale, ammesso che non si preferisca impazzire piuttosto che ascoltarsi e avere le palle di fare qualche cosa di concreto.

Ah, dimenticavo... basta ringraziare medici e infermieri... il loro lavoro lo facevano anche prima, diciamogli GRAZIE anche per quando hanno fatto la scelta di questo mestiere PRIMA, non solo quando ci viene comodo perchè abbiamo bisogno.

Non metto immagini, penso che le parole siano già abbastanza.







domenica 29 marzo 2020

forse è ora di cambiare, non solo le lancette dell'orologio

Ci ho messo un po' prima di poter scrivere qualche cosa... per metabolizzare quello che sta succedendo da un mese a questa parte.
Non avrei potuto scrivere di getto, per la Rabbia.
Non avrei voluto scrivere banalità, per Ignoranza.

All'inizio, infatti, ero arrabbiata, le informazioni che giungevano erano confuse, ingannevoli, si diceva tutto e il contrario di tutto (anche ora, in realtà) e non mi davano certezza di capire il quadro della situazione, non capivo davvero con che criterio venissero prese alcune decisioni... come chiudere le scuole e non i posti di lavoro (pubblici e privati), i punti di aggregazione della gente (pubblici e privati).

Una bambina di quarta elementare mi ha fatto un'intervista "per compito" e, alle sue domande, ora, avrei voluto rispondere in modo diverso.
Ma come fai a rispondere alla domanda "Il corona virus ti fa paura?" ad una creatura di 9 anni che ti guarda con due occhioni spalancati, pronta a scrivere... ?
Avrei voluto dirle che tutte le cose che non conosciamo ci fanno paura, che non sono un medico, che non so se questo microscopico virus possa avere davvero quella faccia poco simpatica che ha colorato sul suo quaderno... che non sono le rinunce e le restrizioni di questi giorni a farmi paura, ma quello che ci si può aspettare dopo...
Perchè il dopo non sappiamo ancora quando sarà ma, intanto, questo lasso di tempo che passa, non porta sempre e solo cose buone per dopo...
perchè io "andrà tutto bene" non riesco a dirlo nè a scriverlo proprio di mio...
perchè non ho la verità in tasca, non so nulla e poco posso fare in questi giorni se non salvare in PDF le pagine di un libro di scuola al quale altri non riescono ad accedere...

Ero arrabbiata, sì, perchè avevo dei lavori da terminare, altri ancora da impostare e con i bimbi a casa non è possibile gestire il cliente al telefono, avere idee originali, far fare i compiti al grande e intrattenere quello piccolo, nel mentre di "Ho fame", "c'è la lavatrice da stendere", "mi scappa la pipì" e i miei genitori che non sono stati bene di salute e che quindi erano da monitare a turno.

Ma intanto sono passate due settimane e, quando proprio non sapevo più cosa fare, prendevo e portavo i bimbi a fare una passeggiata nel quartiere: l'ora d'aria.

Poi l'anello se è fatto sempre più stretto, zone gialle, poi rosse, poi emergenza di tutta l'Italia... facendoci per forza capire che la situazione non era facile, non era una semplice influenza (come più volte hanno detto all'inizio), non colpiva solo gli anziani e chi aveva patoligie gravi (che già sono in tanti)..., non riguardava solo la Cina e poco riguardava i cinesi dello "Shun Fa", additati e ghettizzati, che da anni vivono e si ammazzano di lavoro tutto il giorno e tutti i giorni, qui, non nel loro Paese d'origine, che non vedono nemmeno con il binocolo...
Così, a casa nostra e in molte altre famiglie, si è deciso che io e bambini stessimo definitivamene a casa, mentre Marito si esponesse al lavoro (per fortuna nei campi, dove, alla solita tranquilità del paesaggio deserto, si è riversata un sacco di gente per passeggiare e correre), si occupasse settimanalmente della spesa nostra e non solo.
A questo step, la gente, probabilmente anche confusa, si è divisa in due fazioni: quelli che restavano a casa (per paura di essere contagiati e di contagiare i propri familiari) e quelli che proseguivano tranquillamente con la propria routine come se nulla fosse.
Ma la cosa più deprimente di queste incomprensioni è che le due parti si scannavano a vicenda, invece di trovare un punti di incontro, di confronto, di spiegazione, di chiarezza.

Chi passeggiava con il cane era additato dalla mamma e casa con i bimbi, chi era a casa segnalava il tipo che correva sul marciapiede... se portavi un bambino a fare 200 metri in bici eri una mamma degenere, ci sono prima io in fila per il supermercato, ma cosa fai con la mascherina? Carnevale è finito...

Si deve sapere chi è l'untore 0, 1 ecc... non per capire quante persone sono state in contatto e fermare la catena, ma per puntare il dito ancora una volta.
Perchè tra umani è così: quando si sbaglia, si deve trovare il capo espiatorio e metterlo al rogo come le streghe ai tempi dei Medioevo, invece di capire cosa e il perchè è successo, di trovare INSIEME una soluzione, di collaborare perchè lo stesso errore non si ripeta, di migliorarsi.

"Per quanto ci piaccia poter sempre avere un metro di giudizio in tasca, in questo caso dobbiamo lasciarlo nel cassetto.
Se proprio dobbiamo usare un metro di giudizio, usiamo quello della tolleranza e del rispetto delle differenze." (cit. Burabacio che ha scritto un post in merito che trovo molto in linea con il mio pensiero).

Poi è arrivata, non ha bussato alla porta, è stata veloce, la morte, come una doccia fredda...
un caso nel mio paese, uno in quello vicino, bollettini di guerra giornalieri in cui si spera di non riconoscere personalmente nessuno.
E allora mascherine, guanti, distanza di sicurezza e...
"Ma quando riapre la scuola?"
"Oggi andiamo a trovare i nonni?"
E noi ci troviamo a dare risposte che non sono verità... perchè per il mestiere di genitori non c'è un manuale, uno lo fa come riesce, come può, come gli viene dal cuore. Ma non sempre è tutto giusto o tutto sbagliato.
Ognuno è diverso e reagisce a modo suo, ma sempre in attesa di una statistica che migliori, di un annuncio che indichi il miglioramento, di quel giorno in cui diranno che non ci sono più casi, che è finito tutto, che si può tornare a ciò che prima non ci piaceva fare ma che, in questi momenti, abbiamo apprezzato ancora di più...
Forse il dopo ci renderà diversi, più lenti, forse ritorneremo frenetici come prima, forse anche peggio di prima...
forse è ora di cambiare, non solo le lancette dell'orologio.

E a pensarci mi viene da ridere quando, all'inizio dell'anno, avevo chiesto più tempo, forza e ispirazione...
Questo 2020 mi sta davvero mettendo alla prova.



disegno da web







venerdì 24 gennaio 2020

parole dell'anno: forza, tempo e ispirazione

Non ho abbandonato il blog, tranquilli... è che gennaio, per certi versi, è anche peggio di dicembre.

Riassunto delle puntate precedenti: quest'anno, oltre ad avere lo spirito natalizio del Grinc, me la sono tirata da sola... piccolo con placche in gola dal 24 al 27 dicembre, io il 26 da seppellire... insomma, buon natale eh! Inutile dire che tra l'ansia (mia) dei compiti e le giornatine NO, non abbiamo fatto un gran che...
Ma, terminato il delirio delle vacanze natalizie, ognuno è tornato alla sua scuola, al lavoro e la casa ha cominciato pian-piano a riprendere sembianze più normali.
Poi mettici gli impegni sportivi dei bambini, i colloqui con le Maestre, nuovi progetti lavorativi da cominciare, marito con congestione... insomma, a parte qualche foto sui social, non ho avuto tempo di scrivere NIENTE.
E poi, una tranquilla domenica, la scorsa, TRACK! Un bel 40 di febbre del piccolo, di nuovo placche in gola, trafila medici (e scrivo solo trafila...), bimbo a casa tutta la settimana. OK, in questi giorni mi viene voglia di andare a vendere banane, ma non qui, nel Corno d'Africa... ho l'illusione che forse, così lontano, nessuno mi romperebbe più di tanto le cosiddette per cose futili, quando io sono già FULL.

Poi mi sono imbattura in una mail che mi ha fatto riflettere.
Parlava di una "parola dell'anno" e, in principio, ho pensato che fosse una di quelle americanate del "credi in te stesso", "vai che ce la fai", "non ti ferma nessuno"...
però, guardando le persone che avevano provato a fare il percorso per trovarla, mi sono accorta che il loro modo di comunicare era ed è diverso, più positivo, trasmettono una bella immagine ma anche un cuore dietro le cose che fanno... per cui mi sono detta: dai, provo! (Al massimo è una cagata!)...perchè è questo che ho pensato davvero... :)

Si tratta di un percorso gratuito in 5 mail (in inglese) che, giornalmente, ti danno dei piccoli compiti e suggerimenti per trovare una parola che ti possa affiancare per il 2020 e che ti possa essere da monito per realizzare (o almeno provare ad avere) degli obbiettivi, o anche solo ad avere più consapevolezze e a stare bene.

Sì, perchè è da un po' che mi sono accorta di essere sempre arrabbiata, con tutto e con tutti, non sopporto più nessuno... un giorno, al pronto soccorso, in coda per essere visitata, mi sono accorta di avere la mia borsa piena di cose per gli altri e non per me... ok, sono una mamma, ci sta... ma io, a parte un assorbente, dove andata a finire?

Premetto che il percorso l'ho fatto molto a modo mio (come, tra l'altro, era più o meno suggerito... diciamo che io l'ho tradotto così...), il momento relax con la voce rilassante l'ho saltato a piè pari perchè proprio non sono il tipo... però, alla fine, ho trovato le mie parole. Sì, perchè ce n'è più d'una.
Quella principale è FORZA, le due che accompagnano sono TEMPO e ISPIRAZIONE.
Ora spiego perchè ho scelto proprio queste.

FORZA: mi trovo in un momento in cui tante volte nella mia testa rieccheggia il "non ce la faccio", sono stanca, mentalmente e fisicamente ma "mi tocca" e quindi lo faccio, con fatica ma lo faccio. Tante volte basterebbe un incoraggiamento positivo per sentirmi un po' più leggera, per capire che LO FACCIO perchè ne ho la FORZA e da quella devo attingere per non demoralizzarmi, per provare e trovare idee, per essere positiva. Non si stratta sempre di forza fisica, ma più di forza mentale... di quel "dai, lo stai già facendo". Spesso il mondo delle mamme è pieno di sensi di colpa... ragioniamo sempre sulle manchevolezze e mai su quello che davvero facciamo, che è tanto e che viene fatto SOLO per la nostra Forza di volontà.
Insomma, FORZA, guarda che il bicchiere è mezzo pieno! Sei già a metà dell'opera!

TEMPO: stava per essere la parola principale, ma ho deciso di metterla come secondaria, non per darle meno valore, ma per affiancare e ricordarmela sempre insieme a FORZA. Non ho tempo, pace. Quella cosa aspetterà, e non muore nessuno. Ho voglia di fare questo... mi prendo il tempo neccesario per farla. Devo pensare ad un progetto, per farlo bene ho bisogno di tempo, me lo prendo. Se lo vuoi per ieri vai da un altro, tanto non te lo fa. (questo, alla fine, non l'ho fatto mai... ma potrei provare a farlo, occhio!). Ho bisogno del tempo e di decidere come e quanto dedicarne a chi dico io, non perchè altrimenti mi sento in colpa.
Se oggi c'è bel tempo vorrei fare una passeggiata fuori, guardare i raggi del sole in inverno, la natura e i profumi della primavera che si risveglia tra una gelata e l'altra.
Perchè oggi è solo oggi, e non torna più.
Spesso tolgo anche l'orologio e se sto facendo una cosa e qualcuno mi richiama ad un'altra, prima finisco quello che stavo facendo, poi faccio l'altra cosa.
Mi riprendo il mio tempo, senza razionarlo, ripartirlo, ri-organizzarlo con piani B... se ce l'ho lo faccio, se non ce l'ho non lo faccio.

ISPIRAZIONE: questa è una di quelle parole che, quando la pronuncio, mi corre un brivido lungo la schiena. In realtà racchiude il significato di tante altre parole. Ispirami a quanche cosa, creare, inventare un'immagine innovativa che rispecchia me e il desiderio del cliente, oppure farmi un gioiello con le mie mani, oppure dipingere insieme ai miei bimbi, ascoltare le note di una canzone, scarabocchiare idee, osservare e prendere spunto da un'immagine...  sono momenti UNICI, CREATIVI a cui non riesco a rinunciare perchè mi fanno sentire VIVA e mi fanno stare bene.


Non è facile ricordarsi tutti i giorni queste parole, senza farsi risucchiare dal vortice degli avvenimenti... quando alle 3.00  di notte mio figlio non stava bene mi sono detta: eh, forza, 'sti cavoli! Questa, uno o più figli pestilenti non li ha!

Non basta una parola. Però, prima o poi, le cose passano... e bisogna sempre ripartire.

E voi, la vostra parola dell'anno ce l'avete?

p.s. Volutamente non ho messo link della Signora S. (che, detto così sembra la versione femminile del Signor S. dei Me contro Te) che propone questa cosa, non perchè non meriti una nota, ma perchè chi vuole intraprendere questo tipo di percorso deve essere consapevole che non sia l'acqua di Lourdes, potrebbe aiutare ma non risolve da sola le cose. Non è una magia, non è un lavaggio del cervello ma, tanti altri, sotto le stesse mentite spoglie, la imitano e "peluccano" soldi a persone fragili.
Prima di divulgare una cosa del genere, io ci vado con i piedi di piombo e la razionalità...sempre, perchè sono fatta così...


disegno da web in stile liberty









domenica 22 dicembre 2019

barriere mentali

Mi capita spesso di osservare la gente, le persone, le mamme...
Penso sempre che i sociologi e chi fa delle ricerche dovrebbe venire ad osservare il crocchio di gente fuori da scuola per capire davvero la realtà che ci circonda, non analizzare dati.

Vivo in un piccolo paese per cui tutti conoscono più o meno tutti e, a volte sembrerò anche un orso che non parla con nessuno, ma guardare, ascoltare e osservare come una persona si pone, come una persona si veste, che parole usa, come rivolge agli altri lo sguardo... mi fa riflettere e capire tante cose...

Come tre anni fa, purtroppo, si tende a raggruppare per etnia la folla, e dentro ogni gruppetto si parla una lingua diversa... solo qualche eccezione, soprattutto tra quelli che abitano da più tempo qui, stanno iniziando a sdoganare questi gruppetti, allargando la cerchia... speriamo possano essere di più...

C'è quel Nonno che arriva a piedi, con la giacca o il cappotto di un taglio antico che non ne trovi più, strisciando il piede sinistro e, ad ogni passo, alzando la spalla sinistra come per compiere un saltino. Arriva dal fondo alla strada e sembra aver camminato a lungo, è visibilmente stanco, tanto da sostenersi vigorosamente alla ringhiera, per tirare un po' il fiato.
Ha una gestualità nel togliersi il cappello quando entra come un teatrante gentiluomo su un palcoscenico. E' straniero, non parla italiano, ma se lo saluti gli si apre un sorriso e china la testa in segno di buongiorno.

C'è una Mamma che, soprattutto quando faceva meno freddo, osservavo per il gusto nel vestire. Non ha capi particolarmente colorati, veste abiti occidentali, non quelli tradizionali delle coetanee, ma hanno dei dettagli di strass, di cuciture, dei tagli che le stanno davvero bene (e che piacciono anche a me, nonostante abbiamo una corporatura differente). Sa portare bene persino la montatura degli occhiali...
Tiene banco nel suo gruppo, si vede che è una energica, una "caciarona" diremmo noi!
Quando dice la sua si aggiusta la giacchetta, come per puntualizzare, ma si vede dal volto che è anche una donna dolce. Quando l'ho salutata una mattina si è visibilemente stupita, non se lo aspettava...
Io non conosco la sua lingua ma, ascoltando quelle donne parlare (tra l'altro hanno una lingua con suoni molto musicali), mi sembra di capire il senso generale del loro discorso, forse perchè qualche volta alternano parole in italiano, forse perchè le mamme hanno tutte un po' le stesse preoccupazioni...

C'è un Papà da solo, le basette canute gli escono dal cappello a basco in feltro grigio, è straniero ma parla bene in italiano, anche con i suoi figli, non guarda il cellulare per ammazzare l'attesa, non parla di calcio con il gruppetto dei papà che si conoscono, si appoggia alla fine della ringhiera in una posa statica e osserva, anche lui, le mamme straniere posizionate davanti a lui, come se quella possa essere l'unica collocazione che possa avere in quel contesto. Ha un cappotto grigio, lungo, elegante... deve fare un lavoro d'ufficio, perchè è sempre ordinato e preciso, al contrario di me, che sembro una scappata da casa...

C'è una Nonna che arriva a piedi con il suo abito tradizionale che, con questo freddo, sembrerebbe troppo leggero, ma che ricopre con un mega sciarpone per riscaldarsi. Si siede sulla panchina, alle elementari, e si rannichia con le ginocchia con un'elasticità da ventenne. Ma anche la sua camminata è a tratti sbilenca, forse anche a causa dell'abito lungo. Non parla italiano, non parla con nessuno... se non con il nipote che attende fuori da scuola. Le siedono al fianco altre Nonne, italiane e straniere, ma pare sia invisibile... E a me verrebbe una voglia di attaccar bottone con Lei che voi non potete immaginare...

Fuori da scuola, nella fila all'ospedale, in un supermercato... troveremo sempre chi è straniero, chi è nuovo, chi non sa parlare la nostra lingua...
Ma, a priori, non dobbiamo porre delle barriere mentali, non dobbiamo erigere dei muri. Io sono curiosa di sapere dove quella Mamma ha comprato quella bella maglietta, dove lavora quel Papà, da dove provengono la Nonna e quanto ha camminato quel Nonno.
Non c'è un "tra noi" e un "tra loro"... perchè andiamo tutti nella stessa scuola, nello stesso asilo, a fare le stesse cose e con gli stessi fini...
Tutti gli stranieri all'estero tendono a fare gruppo fra loro, ma potrei entrarci anche io nella tuo gruppo e tu nel mio ed allargarlo...

Non è vero che se non si conosce la lingua non conosci le persone...
Ci sono linguaggi che vanno oltre parole.

Questo video, per esempio, non so in che lingua sia...
avrebbe potuto essere girato in tutti i paesi e le lingue del mondo,
si sarebbe comunque capito benissimo.





Secondo me alla fine dice: "Scusatemi, era l'unico modo per rivedervi..."
E secondo voi?


Buon Natale



sabato 30 novembre 2019

Auguri Tatino

E' da un po' che non ti chiamo così... Tatino, forse perchè di "ino" ti è rimasto poco.
Diventi grande e di colpo hai 8 anni.
Otto anni di piccole conquiste che per noi sembrano scontate, dovute... ma per te sono grandi, sono più o meno grandi grandini di una lunga scala da percorrere, come il percorso di crescita che stai facendo.
Hai imparato a chiedere, ad aiutare, a sopportare, a lavorare duro per raggiungere un obiettivo, a divertirti, a vestirti (seppur ancora in qualche modo...), a tentare/provare anche solo per curiosità, ad essere - a tratti - più consapevole, ad apparecchiare/sparecchiare, a fare delle cose DA SOLO... che non siano solo dei giochi, ma anche cose che ti servano per imparare ad essere autonomo... come scendere dall'auto e correre in palestra per sederti sugli spalti, aspettando il momento di cambiarti (da solo) e fare allenamento.
Alcune partono di tua iniziativa, altre hanno bisogno di una luuuunga preparazione... ma, piano piano, con i nostri tempi, quando ti senti pronto tu e pure un pochino io, ce le portiamo a casa tutte!
Si, perchè anche io cresco insieme a te... sapessi quante cose ho imparato insieme a te, quante cose ho scoperto che nemmeno mi immaginavo, quanta forza mi dai ogni giorno! Pensa che, in questi giorni che è il tuo compleanno, il regalo lo fai tu a me: vederti stare bene ed essere sereno, è il dono più grande che una mamma possa ricevere!

Da un po' di tempo hai preso l'abitudine, appena uscito da scuola, di abbandonarmi in tempo zero la cartella in mano e fare una corsa "liberatoria" con i tuoi compagni, giocando al vetusto "ce l'hai" (che pare non cada mai di moda).
Ecco, quella voglia di andare, di correre, di aggregarti, di vita non la perdere mai!
Un giorno imparerai anche a portarti il tuo zaino, senza appiopparlo a me, a riempirlo di esperienze, di profumi, di fatiche, di episodi, di sentimenti e, con quello in spalla, ti sembrerà di scalare una montagna... ma presto ti renderai conto di essere vivo, con meno leggerezza e ingenuità di un bambino, ma con la testa di un ragazzino.

Auguri ometto mio.
La tua mamma.









lunedì 30 settembre 2019

Auguri in ritardo

Tra una cosa e un'altra, mi sono dimenticata del compleanno di questo blog!
Eh, sì... perchè sei lontani anni fa (il 3 settembre, non il 30) aprivo per le prime volte queste pagine, come un diario, scrivevo con l'entusiasmo di iniziare una nuova avventura, un nuovo post.
Tutto e niente è cambiato da allora... alla fine, sono sempre io, con la mia testa dura e le mie idee matte... :D
Non sempre tutte le collaborazioni, le proposte, hanno decollato come avrei sperato... ammetto di rimanerci un po' male ogni volta che una porta mi si chiude sul naso, ma anche questo fa parte di me... e diventa motivo per cercare, sempre e comunque, di VEDERE OLTRE e inventarmi qualche altra cosa che susciti interesse, o almeno ci provo!

Così, per festeggiare questo traguardo, ho deciso di aprire la mia pagina Facebook Ufficiale dove rimanere aggiornati con le mie uscite qui sul blog e con tutte le iniziative ed eventi che organizzo o a cui partecipo!

Un Vostro SEGUIMI
per me sarebbe un grandissimo regalo di compleblog!!! 




foto da web


... e tanti auguri BLOG!!!! :*



giovedì 19 settembre 2019

gite nei dintorni: Villa Annoni

Durante questa lunga estate io e i bambini abbiamo avuto modo di visitare ogni sorta di parco/parchetto/giardino o similari presenti in zona... un po' per ammazzare il tempo, ma anche per immergersi nella natura, nei giochi e per vedere un pezzetto di mondo che ci circonda, spesso e volentieri dietro l'angolo.
Così, presa da un impeto di positività, ho programmato il navigatore (non amo esplorare in auto e non ho un gran senso dell'orientamento... se si aggiungono anche due pargoli al seguito potrebbe diventare una vera Missione!) e ho deciso di visitare un parco che dista pochi Km da qui: Villa Annoni e il suo immenso verde che la circonda.
Villa Annoni si trova a Cuggiono (MI) e, in circa 20/25 minuti di auto, è facilmente raggiungibile passando, tra l'altro, in mezzo alla bellissima campagna al confine tra Piemonte e Lombardia.
Negli ultimi anni è diventata famosa per aver ospitato, nelle sue immense radure, il tendone di "Bake Off Italia" - versione Junior, ve lo ricordate?

foto da web

Essendo poco pratica della zona (tra l'altro c'erano dei lavori in corso, per cui la viabilità era diversa), ho lasciato la macchina in uno dei mille parcheggi gratuiti che distano pochi passi dal centro, per proseguire a piedi verso la Villa.
Ho scoperto solo dopo che esiste un ampio parcheggio adiacente la Villa ma non ho capito da quale parte si accede... mea culpa... ad un certo punto ho spento il navigatore e sono andata a naso, o meglio, ho seguito una Nonna con tre nipoti che aveva la nostra stessa meta. :)
Una grande fontana con giochi d'acqua ci ha accolti nel cortile dell'ingresso, poi entrando sotto i portici di sinistra si accede alla zona del Parco.
E' davvero immenso... si tratta di circa 23 ettari di verde, un piccolo polmone dotato di percorsi paesistico e botanico, ben illustrati in un cartello/mappa (del quale ho fatto una pessima foto in ombra) posto nei pressi del cancello. Subito sulla sinistra c'è un bel punto di ristoro coperto con tavolini, macchinette al quale poter prendere caffè, bibite e tanto altro ...con anche un angolo di "book crossing"!!
Un info point gestito da volontari si occupa degli animali presenti nel parco e di tenere in ordine questa area, con tanto di parco giochi e toilette.
Due voliere ospitano galline, galli, tacchini, pulcini e pavoni che, spesso e volentieri, razzolano anche in libertà tra le piante e i cespugli.
La nostra passeggiata, dopo un breve spuntino, è proseguita poi alla scoperta di un laghetto con cigni, anatre, oche e tartarughe (ai quali non è possibile dare cibo, con tanto di segnalazione), fino a raggiungere una collinetta con il "tempietto" (ampiamente ripreso nelle puntate di Bake Off).
Abbiamo visto il vigneto, viali alberati e, dall'alto della collina, campi di girasoli e di campagna che circondano la Villa.
Abbiamo giocato a nascondino nei labirinti, ovvero piccole siepi sagomate tanto da formare i tipici "giardini all'italiana"... (anche se un po' rinsecchiti a causa della calda stagione) e poi abbiamo corso negli interminabili prati... scovando cavallette, farfalle e libellule... anche se, la nostra visita, in realtà, è stata solo un piccolo assaggio, una porzione dell'immenso parco.

L'area giochi, in estate, è soleggiata fino alle 16,30/17,00, dopodichè rimane in ombra e più fresca anche per i bimbi che si arrampicano e non stanno mai fermi!
Sono attrezzati anche con un campo da pallavolo e un canestro da basket, oltre a scivoli, giostrine varie e altalene.

Prima di uscire abbiamo visto da vicino anche uno scoiattolo: che tenero!!!


In diverse aree sono presenti tavolini da pic-nic o semplicemente panchine dove poter riposare e godere della pace, ascoltando il canto delle cicale.

I percorsi sono sterrati, a tratti con ghiaia, per cui sconsiglio il passeggino: qui si cammina, tra sentieri e prati, meglio se con scarpe chiuse e abbigliamento comodo.

Sicuramente ci saranno altre occasioni per curiosare le zone dove non siamo stati: la grotta, la casa dei daini e dei caprioli e per visitare l'ala del palazzo che ospita il Museo Storico Civico di Cuggiono, una raccolta di immagini fotografiche, oggetti, attrezzi antichi e ambientazioni delle generazioni passate, appartenuti alla comunità locale.
Diverse sono le iniziative che si svolgono nell'area antistante la Villa, quando siamo andati erano aperte le prenotazioni per il pranzo di Ferragosto, con tanto di palco montanto per serate all'aperto, ma viene valorizzato e sfruttato per svariati eventi/laboratori/mostre-mercato/dibattiti/pranzi durante tutto il corso dell'anno, appuntamenti sempre aggiornati sulla pagina fb del parco.

Al di là di questo, abbiamo scoperto un piccolo gioielli dietro casa e vale la pena di ritornarci anche solo per vedere come mutano i colori della natura durante le stagioni!

P.S. Questo post non è sponsorizzato, quando trovo un posto che merita ne parlo volentieri!

lunedì 9 settembre 2019

rientro, inserimento e... avanti!!!

Le vacanze sono ormai un lontano ricordo, non che avessimo fatto quel gran che...
è pienamente ora di rientrare, di ricominciare, ognuno con le proprie attività, chi la scuola, chi il lavoro... quest'ultimo trascinato fino adesso fuori orario, per incastrare tutti gli impegni.
Si riparte, è settembre!

Oggi, 9/09/2019 termina anche la mia inizitiva #segnalibero2019 che, a malincuore, non è decollata e non ha visto partecipare nessuno, a parte me :(
Sarà stato il periodo estivo, in cui tutti hanno diritto al meritato riposo...
Sarà stato che io ho pubblicizzato poco e male l'evento, presa da mille cose e partendo io stessa tardi nella distribuzione dei miei segnalibri...
Sarà che la gente non è più di tanto interessata alla lettura, alla condivisione...
tanto che i miei 4 segnalibri non sono certa che siano stati raccolti, presi e conservati... (nessuno sui social ha segnalato ritrovamenti, giusto per darmi conforto), le persone hanno paura di guardare ma soprattutto di toccare un biglietto di carta con scritto "prendimi", hanno timore che esploda, controllano con diffidenza, e se poi costa qualche cosa?
Mmmmmm.... è solo un segnalibro!
Non vi dico la mia osservazione da lontano che agitazione mi faceva salire...
Così da decidere di lasciarli liberi per poi cambiare completamente strada...

Ne avrei dovuto "liberare" un ultimo, il quinto della serie, ma il fato ha voluto che mi si sia aperta la bottiglietta dell'acqua in borsa e che il malacapitato segnalibro si fosse danneggiato e rotto... come dire... era proprio destino!

Di solito in questo periodo ho una carica in più... ora, a furia di caricare e motivare gli altri, ho perso un po' la mia... sono un po' demotivata...
Perchè gli sforzi che faccio non vedono il frutto che vorrei, le idee che propongo non prendono sempre il volo... ed è fisiologico... non tutte le ciambelle escono con il buco e, forse, anche io stessa non mi sto impegnando così tanto come dovrei.
Ma non ho tempo per niente, inizio una cosa e la devo interrompere, poi ne incomincio un'altra e un'altra e non termino nulla...
Mentre prima riuscivo a recuperare, ora devo accantonare e dopo un po' decidere se abbandonare, perchè - tutto - fisicamente non lo riesco a fare...
Alle volte mi sembra di arrivare nel posto sbagliato al momento sbagliato... ho delle idee che mi vengono tardi ma se provo a metterle in pratica adesso non hanno più lo stesso effetto come se pensate prima, per tempo.

Ho forse troppe aspettative, quelle mi fregano sempre... dovrei pensare ed agire senza aspettarmi niente... magari riuscirei a godere meglio quegli sforzi e quei germogli... sono stanca dell'estate, del caldo (che da stamattina, sembra smorzarsi), delle zanzare, del cantiere che fa rumore qua vicino, dei compiti delle vacanze che finalmente come una tortura sono finiti tra capricci, lamenti e... "adesso posso andare?".

Per non parlare dello spannolinamento (che racconterò in un capitolo a parte) e dell'inserimento alla materna del piccolo.
Alle volte penso di non essere in grado di gestirne due, non ce la posso fare... ma come fanno quelli che ne hanno 3? Io sono già sclerata così!!
Poi credo di sbagliare io, di non essere troppo autorevole o di esserlo troppo come una fisarmonica... ma se non grido, qui non mi ascolta nessuno... e poi passo anche per la stressata di turno...
E' che sono esaurita come una pila scarica che continui a ricaricare solo un pochino perchè non hai tempo... non c'è mai la lucina verde, è sempre rossa, ma tu la metti  lo stesso nell'elettrodomestico che ti serve, dura poco e poi la ricarichi un poco ancora.

L'ideale sarebbe, ora, farsi una bella vacanza... (da sola in un'isola deserta) ma forse è meglio ripartire con il lavoro e, magari, un po' di tempo per me...
sono certa che mi verranno altre idee malsane!
A dire la verità, qualcuna ce l'ho già, perchè ho una bella testa dura... per scoprirlo non vi resta che seguirmi!

Buon settembre, buon rientro e buon inserimento!



lunedì 12 agosto 2019

alla salute, cin-cin!

Non si apprezza davvero lo "stare bene in salute" fino a quando non si fa un giro in un Ospedale.
E' capitato anche a me. Stavo bene, qualche giorno fa, non ho avuto nessun segnale che mi facesse pensare che da lì a poco mi sarei contorta dal dolore...
Nulla di veramente grave, intendiamoci, una colichetta renale.
Bevo poco, bevo niente... in ogni stagione... alle volte anche ai pasti, alla fine, guardo il bicchiere e mi domando: ma non ho ancora bevuto? Sono un caso limite, lo so... ma sorseggiare ogni 5 minuti (e andare in bagno ogni 10) non è del mio DNA. Sta di fatto che alle 7,30 del mattino, marito mi accompagna per un controllo, destinazione: ospedale, pronto soccorso.
Sarò anche strana... ma, a parte quando ho partorito, non sono mai stata in pronto soccorso... è un reparto che proprio non conosco.
Ma dovrebbero proiettarlo fuori quello che succede ogni giorno lì dento, non per criticare, ma per osservare, come in un esperimento, il genere umano... per comprendere quante sfumature esso possiede e per apprezzare di più ciò che ci circonda.

A tutte le ore del giorno e della notte arrivano ambulanze con gente conciata in ogni modo, chi entra senza una scarpa, chi ha la maglia impasticciata di sangue, chi grida dal dolore, chi chiede aiuto, chi dorme su una barella non si sa da quanto...
Ho passato una mattina che non mi scorderò mai.
Ho visto un sacco di anziani in barella, parcheggiati, i più fortunati avevano al loro fianco un figlio o una figlia. Stessi occhi, stessi lineamenti, solo un po' più giovani... non serviva chiedere chi era parente, si vedeva... per assurdo, da fuori uno lo nota molto di più che tra madre/figlio.
E, per ovviare l'attesa, chiacchieri con chi ti sta vicino... una signora filippina che è venuta a trovare l'amica e non riesce a muovere più le gambe, una signora che scalpita per andare a fumarsi una sigaretta (e noi che la copriamo, con le infermiere, dicendo chè andata in bagno...)... alla fine si diventa solidali, in un ambiente così, una signora consola un'anziana sorda vicina di barella, poi... quando è il suo turno... saluta facendo gli auguri agli altri... un'altra chiede di dover andare in bagno... sono visi stanchi, che forse vedrò solo oggi, poi magari non incontrerò più... alcuni di loro, anziani, sono particolarmente pallidi, quasi trasparenti, con pochi capelli bianchi come zucchero filato, hanno gli occhi "liquidi", chi più vivi chi meno... è così che si diventa prima di morire?
In ospedale si vede e si pensa di tutto...
e, vedendo quelle persone soffrire davvero, per anzianità o per dei malesseri, improvvisamente ci si sente meglio... io, in confronto, non ho nulla!
I reni sono a posto, calcoli non ce ne sono... hanno trovato solo un po' di sabbiolina... devo solo bere! Mi sento una miracolata!!!!

E poi osservi anche loro, i medici, le infermiere, le signore delle pulizie nelle loro nuove divise con le bretelline da "Super Mario"... hanno tolto la polvere in posti dove credo che nemmeno in casa mia l'abbia mai tolta... fanno turni allucinanti, ma sono lucidi (io sarei esaurita), li vedi che sono nel loro ambiente, sicuri come se fossero nati per fare quel mestire lì e basta. Vedi la loro passione nei gesti, nelle domande che ti pongono. Un infermiere aveva tatuata sul braccio una frase di tre righe... non ho fatto in tempo a leggerle mentre mi prelevava il sangue... ma sarebbe stato curioso sapere quale mantra avesse scelto da mettere in modo perenne su quel braccio che usa per lavorare... e che spesso mostra alla gente...
I modi gentili, pazienti, di un'altro infermiere canuto che direziona i pazienti dove andare, come un vigile in corsia, con un sorriso contagioso che tranquillizza e dà fiducia. Con calma incastra barelle una a fianco all'altra con una precisione matematica, driblando una carrozzina "fuori fila" ma che in altri posti non potrebbe stare. E l'umanità di una volontaria che passa tra un malato e l'altro per scambiare 4 chiacchiere, per portare una coperta a chi ha freddo, per rincuorare chi aspetta...?
E' vero, passano delle ore, a volte delle giornate, c'è confusione, cè stanchezza... c'è stato anche un blocco informatico che ha rallentato tutte le lastre...
ma che culo (passatemi il termine) si fanno quelli che lavorano in pronto soccorso?
Alle volte uno non ci pensa neanche... vede solo i disagi... vede solo sè stesso, vede solo quel bicchiere mezzo vuoto che, in realtà, un po' d'acqua ce l'ha.
Ma io, a queste persone, faccio un inchino, dico grazie, quando esco.
E alla loro salute, brindo... con acqua, per espellere la sabbiolina che, avrei preferito, fosse quella di una bella vacanza al mare...


lunedì 5 agosto 2019

gite nei dintorni: ondaland

Le nostre ferie sono un po' a singhiozzi, tra la fase dello spannolinamento del piccolo (che va malissimo, mi astengo dal raccontare i particolari) e il lavoro mio e di marito... ci concediamo qualche momento di vacanza nei dintorni, organizzando gite in giornata che, comunque, richiedono un discreto bagaglio da portarsi dietro!

Era da un anno che lo avevo promesso al grande.... e così, venerdì 26 luglio, siamo andati al parco acquatico "Ondaland" di Vicolungo.



Dista davvero pochissimo da casa nostra... si arriva in circa in 25 minuti (senza autostrada).
E' aperto tutti i giorni da Giugno al 1° di Settembre con orario 10.00 -19.00.
Noi abbiamo scelto il venerdì per evitare la calca del fine settimana ma devo dire che, essendo davvero ampio, è difficile non trovare posto, è in grado di contenere un sacco di gente!
Poi, entrando alle ore 11.00, non abbiamo nemmeno trovato la fila alla cassa! (disponibile anche prenotazione on-line con ingresso a parte)
I bambini sotto il metro entrano gratis e per gli altri componenti ci sono pacchetti famiglia per ogni esigenza.

Visto che io e miei figli non sappamo nuotare e non siamo dei grandi coraggiosi... sono rimasta piacevolmente stupita da quante cose abbiamo potuto fare e da quanto ci siamo divertiti!!!!

Mappa di Ondaland

Una volta entrati ci si può posizionare dove si desidera: moltissime solo le aree di prato con ombrelloni, anche vicino ad alberi che danno ombra e frescura!
Poi ci sono lettini, ombrelloni di paglia più ampi, un'area con sabbia/ombrelloni/lettini, delle aree pic nic, dei gazebi di paglia... il bello è che, una volta pagato l'ingresso, non si affitta nulla, si può scegliere liberamente dove stare senza alcun costo aggiuntivo.
Noi abbiamo approfittato del prato per fare anche un pic-nic: è consentito, infatti, portare cibo ma non mancano bar attrezzati con la possibilità di pranzare o "merendare" direttamente lì: panini, hamburgher e patatite, gelati... c'è l'imbarazzo della scelta!

Ma passiamo alla attrazioni!!!
Le due aree per bambini (massimo 12 anni) hanno l'acqua bassa, quindi accessibili anche al mio piccolo di 3 anni. Quella più centrale ha fontanelle con spruzzi, scivoli e tubi di piccole dimensioni (uno anche con qui scendere su un gommone), un pellicano che rovescia una cascata d'acqua e una zona idromassaggio.

 

In ogni area (sia per bambini che adulti) ci sono almeno due bagnini che sorvegliano attentamente gli ospiti, fischiando e segnalando limiti e scorrettezze. (Hem...io mi sono beccata due richiami...).

L'area kids "Castello" in fondo al parco, invece, non ha più la struttura in foto ma due gonfiabili che galleggiano nelle piscine (sempre basse) e sul quale ci si può arrampicare e andare a cavallo, oltre ad altri due scivoli l'acqua e piccole fontanelle.

Bellissima la grande Ola: una mega piscina con le onde!!!!


Scende piano-piano come una spiaggia al mare e, ogni non so bene quando, il bagnino suona la campanella: a quel punto, dal fondo, un motore produce delle vere e proprie onde, sia alte che più soft... è divertentissimo!!!!
Accanto, in una zona con degli spruzzi alti e la musica mixata da un dj, si può anche ballare!

Il fiume lento, nella sua semplicità, è stato davvero piacevole, tanto che i bimbi hanno fatto diversi giri tra un'attrazione e l'altra. In pratica una corrente crea un piccolo fiume che gira; dietro tutti gli scivoli è possibile richiedere una ciambella gigante entro cui sedersi e lasciarsi trasportare. Ovviamente noi l'abbiamo fatta a piedi e i bimbi nel gommone... :D

Io e mia nipote, invece, ci siamo lanciate sul multipista... così io ho assaporato le brezza di quando, da bambina, andavo sul taboga alle giostre ma, stavolta, atterrando in una piscinetta bassa che, al nostro arrivo a bomba, ha prodotto uno schizzo fenomenale!

 

Ultima, ma non per divertimento (anzi, anche questa fatta due volte) è il Kobra
Ci si siede in un grande gommone rotondo (ci si sta anche in 4/6 a seconda della proporzione adulti/bambini) e ci si lascia scivolare in un percorso tra spruzzi e giravolte fino alla piscina finale!

Oltre a queste, per chi sa nuotare e non ha timore di tuffarsi, ci sono tantissime altre attrazioni, più o meno per temerari, con ripidi scivoli, percorsi che ti sparano in alto a bordo di un gommone o ti fanno roteare in una struttura "a cipolla".

 

Il parco è ben tenuto, curato e con tantissimo verde. Le addette al Bar sono gentili e particolarmente disponibili anche con i bambini (che ci mettono un'ora a scegliere un gelato!). I bagni sono puliti (anche se non ho trovato un fasciatoio), con accesso anche per disabili.
Vicino all'ingresso, per chi lo desidera, ci sono delle cassette di sicurezza dove riporre gli oggetti di valore.
Per una pausa-acqua ci sono anche un parco giochi all'asciutto e una sala giochi. 
Le foto che trovate qui sono tratte dal sito perchè, con tre bimbi e marito non siamo riusciti a fare scatti... eravamo sempre in acqua!

Che dire d'altro... il prezzo è un po' più alto rispetto ad un un ingresso in una tradizionale piscina ma offre moooolto di più, oltre ad essere, a mio parere, più sicura e a misura di famiglia: ci ritorneremo di sicuro l'anno prossimo!



P.S. Questo post non è sponsorizzato, quando trovo un posto che merita ne parlo volentieri!

mercoledì 3 luglio 2019

il tempo di una clessidra

La scorsa settimana, andando a trovare i miei, ho trovato mio papà in un'insolito rituale... risfoderando una propria foto di classe delle elementari, faceva una X a matita su coloro che erano passati a miglior vita. Mi ha raccontato di chi ha avuto in incidente stradale, mancando all'improvviso giovanissimo, di chi, da giovane, è stato colpito da un tumore (allora male sconosciuto), chi si è trafertito lontano dall'italia o, per lavoro, ha cambiato città.... abbiamo guardato insieme i volti, le espressioni, i modi di fare che una foto di 70 anni fa è riuscita a cogliere e a rimanere, per molti, immutata nel tempo.
Ho pensato alla mia foto di prima elementare e a quella ritirata da poco scattata alla classe di mio figlio.
Ci sono cose che non cambiano mai.

Tempo fa ho incontrato per caso una mia vecchia compagna che, a dire la verità, non è mai stata il culmine della simpatia... ha sempre camminato da un palmo da terra, diciamolo... ma sono bastate poche battute, un paio di espressioni del viso e WROOM sono tornata indietro nel tempo ed ho avuto la certezza che così l'avevo lasciata, così l'ho trovata a distanza di anni, non è cambiato nulla, lei non è cambiata.
Forse, per modificare il modo di vedere di una persona, il modo di porsi, l'espessività facciale, ci vogliono delle emozioni forti e dei fatti più incisivi che lasciano un segno marcato nella propria vita... lei, probabilmente, non ne ha vissuti di così intensi ed è rimasta immutata. Oppure è così e basta, che può anche essere.

A volte, quando faccio la spesa, incrocio una signora in pensione che possedeva un negozio in centro nel mio paese l'origine, quindi, conosciuta da molti. Una donna semplice, senza tanti convenevoli ma che, al di fuori del suo ambiente lavorativo, non è mai stata così socievole. Mi è capitato, ogni volta che mi vedeva con i bambini, che si fermasse a salutarmi, complimentandosi di come crescevano e sorridendo loro con un occhio velato... dopo qualche secondo si congedava dicendo di salutare i miei.
Non ho mai capito perchè, con me, con noi, avesse questa accortezza e non capivo COSA gli facesse brillare gli occhi... fino a che ho scoperto che aveva perso in un incidente suo figlio giovanissimo, aveva circa 20 anni, alla guida di una moto.
Allora ho capito quello sguardo... ho capito che il suo strappo era stato talmente grande ed inaspettato che avrebbe fatto qualsiasi cosa per riavere ancora solo un secondo in più.

Tutto il tempo che passa non si valorizza nel modo giusto e uno lo capisce solo quando i granelli della clessidra terminano.
Quando si fa una foto, come quella di classe, non ci capita mai di pensare a noi tra 10-50-70 anni, si vive quell'attimo pensando di sorridere, di non essere spettinati... per uscire bene in foto. Poi la si ripone in un cassetto considerando "è un ricordo, quando mi capiterà di riguardarla di nuovo?" e, invece, quando si diventa adulti e successivamente anziani, quegli scatti diventano molto di più un semplice ricordo:
si trasformano in storie, in vite da raccontare...
Quel bambino bravo in matematica è diventato un Artista e il mese scorso ha fatto una delle sue tante prestigiose mostre. Quello che non riusciva a stare fermo nella foto è ancora una "testa matta" ora...

Il futuro è tutto da scoprire, anche se è segnato in modo indelebile dal passato: viviamo il presente come se fosse l'ultimo istante della vita, godiamocelo fino alla fine perchè non sappiamo quando, come e perchè tutto finirà senza la possibilità di girare la clessidra e ripartire di nuovo, da zero.


foto da web


giovedì 20 giugno 2019

barcollo ma non mollo

Lo so... manco da un po' in queste pagine... e me ne disipiace un sacco...
E' che ultimamente è successo di tutto.
Sono stata male una settimana prima che terminasse la scuola del grande con uno stramaledetto virus intestinale, di quelli che devi correre in bagno, ovunque tu sia.
Poi, gli impegni fine scolastici, le feste di compleanno, i ritrovi, un matrimonio, i preparativi del grande per il grest, il piccolo con le placche in gola, il rientro al nido e di nuovo le placche in gola, il ri-rientro al nido e la febbre, così, "gratuita", il grande con l'intestinale, vai a prenderlo prima del previsto con il piccolo a seguito, tienilo a casa due giorni.
La gita a cui non partecipa al grest, a casa un altro giorno, poi aggiungi... smaltellamento cameretta con risistemazione letti, "ripulis" generale delle cose in giro per casa con 3 cambi dell'armadio (il mio non l'ho ancora fatto) e smistamento panni, giochi e oggetti per i più piccoli... risistemazione della taverna (ancora in fase di assestamento... ultimamente era il parcheggio di ogni oggetto inutile).
Senza contare un lavoro urgente di cui continuano a fare modifiche... per la serie "fare e disfare è sempre lavorare", nuovi lavori arrivati, altri da continuare a gestire, inventare, pensare...
Ah, in tutto questo, abbiamo montato anche la piscinetta in giardino, seminato l'orto con verdura e piccoli frutti e allestito tavolo e sedie esterni per merende e pranzi. Sono riuscita a convincere il grande ad imparare ad usare la bicicletta (se avete consigli sono tutt'orecchi... per ora ho fatto solo delle gran sudate) a patto di regalargli un Lego, una volta riuscito... lo so, non si fa... ma bisogna scendere a compromessi per ottenere risultati.
Cosa che non so se riuscirò a fare con il piccolo... che a settembre inizia la materna e deve essere spannolinato. Per ora imperiano le esclamazioni "chiudi il water", ogni volta che ci si avvicina, e "no viene" quando è ora di farla.
L'unica cosa che lo ha entusiasmato è la fare la sfilata delle mutande, ovvero provarne di tutti i colori, con disegni e non e mostrarle in passerella (corridoio).

E' un periodo intenso, bello ma intenso.

Se riesco e se sopravvivo quest'estate vorrei far partire un'iniziativa diversa dal Top5Summer, giusto per cambiare un po'... mi piacerebbe una cosa più creativa e di condivisione... nelle prossime settimane cerco di mettere insieme le idee...

Quindi seguitemi, perchè non è finita qui... il mio bel blog (e i commenti di tutti voi che mi danno la carica!) non li mollo!!!!!



immagine da web

mercoledì 8 maggio 2019

il regalo più bello

Qualche tempo fa ho letto il post di una amica blogger, Irene di Dadirri, e partecipando anche io a compleanni di bambini, non ho potuto fare a meno di fare questa riflessione.
Irene raccontava la nuova moda di festeggiare i bambini con enormi e dispendiose feste di compleanno che includono animazione, giochi vari e... regali.
Io, assolutamente d'accordo con ciò che spiega qui, mi sono soffermata su questo ultimo aspetto: il dono.
Ma sono davvero indispensabili così tanti regali, giochi (anche costosi) nelle mani di un bimbo/bimba nella fascia d'età compresa tra 0-10 anni?
Ma dove li mettono tutti questi giochi? Per quanto tempo davvero li utilizzano?
Francamente credo che sommergere di pacchetti un bambino/bambina non sia la cosa più "sana" del mondo. Non per invidia ma, un bambino invitato (che magari non ha la possibilità di festeggiare così) si sente sminuito (perchè lui sì e io no?)... il valore dei giochi mette in difficoltà anche il genitore, che non si trova più a dover "fare un pensierino" ma ad essere all'altezza degli altri pacchetti, per non fare brutta figura.
E il bambino che li riceve? E' davvero felice di avere cose materiali al posto di un momento intimo in famiglia dove riceve la dimostrazione d'affetto dei genitori, dei fratelli, dei nonni...? Dove siano coinvolti solo la cerchia più stretta in un'avventura tutta loro (una mini gita, il cinema, una pizza...). Non si parla di escludere gli altri, ma di sviluppare per primo quello che sarà la base di un bambino: le fondamenta della famiglia. Poi, quando sarà più grande, avrà il tempo e il modo di dedicarsi anche con più maturità all'amicizia, agli affetti...
Noi tutti siamo cresciuti così, del resto... per chi è nato come me in inverno, ce la sognavamo la festa... ma non è mai morto nessuno e, anzi, io non ho mai recriminato nulla ai miei genitori... così era e così andava bene.
Cosa porta a casa da questo evento, oggi, un bambino?
Chiedo ----> e mi viene regalato, senza alcun minimo sforzo.
Che, diciamolo chiaramente, nella vita adulta che lo attende non sarà mai così.
Ma non è forse più bello guadagnarselo con il sudore ciò che si desidera, invece che venerne sommersi così, a balle? (...passatemi il termine).
Sarò antica io, non lo so, ma certe cose davvero non le concepisco.
E non per questo mi adeguo alla massa, perchè l'altra tendenza di oggi è: tutti vedono, tutti si lamentano (tra loro) ma quando è ora di parlare (e tirare fuori le palle), magicamente, va bene così a TUTTI. E si va avanti, ancora. Senza cambiare nulla, come prima, come se non fosse successo nulla.
Che va anche bene celebrare e festeggiare, ma c'è modo e modo... puoi trovarti al parchetto e offrire un gelato, una merenda... senza traformarsi per forza in un apericena-after-our che non finisce più... puoi invitare a casa tua 3/4 amichetti a giocare e magari cenare insieme senza che unisca la loro famiglia fino al terzo grado di parentela... si può condividere anche poco ma con la gioia di stare insieme... si può organizzare una caccia al tesoro tra le stanze di casa o nel giardino (o parchetto o sala dell'oratorio...), si possono fare dei giochi di società, di abilità, creativi... si possono fare le decorazioni a tema con una semplice stampante e un po' di fantasia... si possono fare torte fatte in casa, magari senza sculture avvenieristiche di zucchero, bruttine anche da vedere ma buone sotto i denti...
(Piccola parentesi: vedete mai un libro tra i regali? NO, pare non li stampino più)
Le alternative ci sono, basta metterle in pratica, e io penso che i bambini di oggi, quando poi cresceranno, comprenderanno il valore delle cose in base a quanto ne hanno e ne hanno avute. Chi non ha nulla, troverà, il poco che ha, prezioso. Chi ha tutto, non capirà il valore delle cose... le sciuperà, le ignorerà, probabilmente ne vorrà ancora delle altre... senza mai trovare ciò che lo rende felice, appagato.
A me non lo hanno insegnato con parole dirette... ma, per esempio, io cerco di non spaccare troppo la carta quando scarto un pacchetto (anche se poi la butto), quando apro una busta che potrebbe essere riutilizzata... forse è una mia mania del riciclo, ma anche rompere senza pietà un dono non mi sembra proprio una forma educata...
Il tutto poi si traduce in una scala di prepotenza, chi ha ottenuto di più si sente migliore e superiore di altri...
"Adesso ho "superato" io Tizio", così ho sentito uscire dalla bocca di una personcina, giuro.
E io, che non so mordermi la lingua, ho incalzato dicendo "Ma non è una gara!".

...pensateci quando fate le feste ai vostri figli
...pensate quando gli fate un regalo e quando acquistate per altri bambini
...perchè questi piccoli che oggi festeggiano così saranno gli adulti di domani
...forse è il caso di fare loro un "presente", cioè dimostrare loro la nostra presenza, non solo quando compiono gli anni.


foto da web




martedì 23 aprile 2019

2006-2019

Devo ammettere che ho fatto il calcolo con la calcolatrice... gli anni che mi sopporti cominciano ad essere tanti... son già 13 da sposati e 19 da quando siamo insieme!!!
Ho tanti ricordi che rimangono nel cuore e altri ancora si devono ancora "formare"...
Ti dedico questa musica, che so che apprezzerai: vuoi ballare con me?


Perchè una delle passioni che ci lega è la musica, tu mi hai fatto conoscere un sacco di musicisti... quelli che le note le sentono dentro come un linguaggio, c'è chi stende uno spartito e suona di notte perdendo la cognizione del tempo, chi saltella sullo sgabello, chi non riesce a stare fermo, tamburellano con le dita anche su un tavolo mentre si sta mangiando, chi insegna il vero valore della musica ai giovani, chi a volte scoviamo in TV o che sta facendo qualcosa di straordinario su un blog... ognuno di loro ha scritto un pezzetto di noi, anche su quel piano, il nostro primo "grande" acquisto...
E ora la tastiera la usano più i nostri bimbi... che si divertono a schiacchiare i tasti, componendo "a modo loro"... lo avresti mai immaginato 19 anni fa?
Forse no... ma spero che cose semplici come questa possano riempire le nostre giornate per altri 1.000 anni!

Buon Anniversario!

venerdì 8 marzo 2019

Bis-Donna

Oggi è l'8 marzo, giorno dedicato alla Donna.
Per celebrarlo, ho deciso di ricordare una figura molto importante nella mia famiglia, una Donna appunto, la mia Bis-Nonna.

Ho avuto l'onore e il piacere di conoscere la mia Nonna-Bis non perchè nella mia famiglia ci siano poche differenze di anni tra una generazione e l'altra, ma perchè Lei ha avuto una vita particolarmente longeva, lasciandoci quando io aveva circa 13 anni e lei quasi 103.
Clementina, come molti trecatesi, ha avuto questo nome in onore di S. Clemente, patrono della sua città natale. Nata il 3 settembre 1891, ultima di sei fratelli, ha iniziato a lavorare a 12 anni in una famosa azienda manifatturiera della zona, la "Rossari e Varzi". Rimasta vedova molto presto nel dopoguerra, come molte donne della sua epoca, ha dovuto crescere una figlia da sola. Non ha mai voluto risposarsi, anche se i pretendenti non mancavano, in quanto pensava che, se un domani avesse avuto altri figli con il nuovo marito, la sua primogenita sarebbe stata accantonata e non avrebbe ricevuto lo stesso affetto.
Appassionata di operette, ha anche recitato in una piccola compagnia... e a 100 anni ricordava ancora le sue battute, le poesie e un sacco di brani a memoria. Ha sempre letto tantissimo, lavorato all'uncinetto e sgranato rosari con una fortissima fede in Dio, pregando in latino, che per me era ostrogoto.
Fino a quasi 90 anni ha abitato da sola in una casa di corte con il bagno all'esterno, poco riscaldamento (forse aveva un camino...) e pochissimi mobili e oggetti all'interno dell'unica grande stanza che mi ricordo. Diventando sempre più anziana, di malavoglia, è venuta ad abitare insieme alla figlia, a fianco alla mia casa d'infanzia.
La ricordo sempre vestita di nero, o quasi, con il suo inseparabile "scusà" (grembiule) con una o due tasche nelle quali c'era dentro di tutto, come la borsa di Mary Poppins: non mancava mai un paio di "furzoti" (forbici), un fazzoletto, caramelle, un "strop" (una cordicella/nastro), uno "scartuscic" (un pezzo di carta) che avvolgeva qualcosa... a volte aveva anche ago&filo perchè, se doveva fare qualche cosa, doveva aver tutto alla portata di mano (o di tasca).
Ha sempre camminato chilometri e chilometri perchè, all'epoca, non aveva nemmeno la bicicletta. Anche quando sua figlia, da bambina, fu ricoverata qualche giorno in ospedale per togliere le tonsille Lei si è recata a trovarla una volta, terminato il lavoro la sera, percorrendo a piedi Trecate/Novara (circa 10 Km andata + 10 di ritorno), per riuscire a vederla pochi minuti nell'orario di visita concesso ai parenti e poi ritornare a casa, sempre a piedi.
Mondina nei campi di riso per arrontondare, ha sempre avuto la passione di pescare le rane e poi friggerle in pastella. Ricordo ancora quando una volta è scappata da casa, approfittando del cancello aperto, per andare in campagna a farsi un bottino di rane saltellanti in un secchio...
E' sempre stata bene di salute, a parte una paresi, dalla quale si è ripresa, non ha mai avuto malattie gravi... forse grazie anche a tutti gli intrugli con le erbe e i decotti fai-da-te che beveva.
Ha cominciato il suo lento declino quando la vista è venuta meno.
La radio, l'audio della televisione e la preghiera, sono state le sue compagne negli ultimissimi anni, fino a che ha cominciato a non riconoscere più nessuno.

La ricordo affacciata al balcone a controllare tutti i movimenti che avvenivano in cortile, compresi io e mia sorella che giocavamo, a gridare "scandalo" quando mia sorella ballava il can-can alzando le gambe tipo Hater Parisi e la gonna, e ancora sulla sua poltrona con il "scialic" (lo scialle fatto a mano da lei) sulle spalle, poltrona poi divenuta della Nonna ed ora sostituita da un divanetto di mia Mamma.
Quella casa ha visto cinque generazioni ma, da allora ad oggi, tutto e niente è cambiato per le Donne.
Di sicuro è rimasta immutata la forza che hanno sempre avuto e che sempre avranno, per affrontare il bello e il brutto che gli riserva la vita, con o senza mimosa.

foto scattata per il giornale locale in occasione del 100esimo compleanno della mia Nonna Bis





mercoledì 27 febbraio 2019

già, 3 anni...

Con il tuo arrivo tutto è cambiato, alcune volte in meglio, altre in peggio.
Ma nulla, dico nulla, sarebbe concepibile, ora, senza di te.

Tu, con i tuoi tre anni, quello sguardo furbo, quel tuo sorrisetto beffardo e ruffuano, quella tua vivavicità e il non stare mai fermo...
Con te la pazienza non basta e, spesso, anche io mi arrendo, crollo al tuo volere... perchè due teste dure che continuano a scontrarsi o si spaccano entrambe o vanno avanti in eterno.

Tu, con la tua mania di toglierti in ogni stagione le calze, camminare scalzo e tirare su i pantaloni fino al ginocchio... anche in inverno.
O quella di provare ogni calzatura alla portata di mano, dai miei stivali alle ciabatte del papà, alla scarpe di tuo fratello...

Tu, che hai imparato a battere le mani a tempo, che balli su ogni musica, che conosci le canzoncine e mimi le mosse.

Tu, goloso di cose dolci... non puoi resistere alla tentazione dell' "acciolo"(ghiacciolo, anche questo in tutte le stagioni), del tuo amato "VUOVO", ovviamente non quello della gallina, ma quello firmato Kinder, delle "alamelle" (di ogni fattura, colore, gusto, dure o gelè) e del "chupa-chupa" che granocchi come se non ci fosse un domani dal dentista.

Tu, che hai inventato il WAO... un mostro da cui scappare (correndo e gridando a squarcigola per la casa), una volta era l'attaccapanni... poi pare si sia trasferito nel wc, tanto che controlli in ogni bagno ammonendomi se la tavoletta è alzata con "Mamma chiudi water"... manco uscisse da lì una tromba d'acqua che ci risucchia.

Tu che vuoi vedere "MEMO" (Nemo), "Paccatutto" (Spaccatutto), "Attissimo Me" (Cattivissimo Me) e... Herry Potte (senza erre finale) perchè c'è il "Ciente" (Silente) che assomiglia a Babbo (Natale)...

Tu che ad una domanda rispondi "Cetto, Mamma" e poi fai quello che vuoi, quasi sempre. E quando ne fai una delle tue chiedi "Cussa Mamma".

Tu, che il più delle volte mi repingi con un rifrancante "NO, tu NO!" e richiedi espressamente il papà.
Tu, con i tuoi calci (quelli arrivano sempre con le scarpe, chissà perchè), le botte gratuite con tuo fratello, le dita chiuse nella porta, le tue testate, le tue cadute e voli pindarici... sempre e solo di testa...
Tu e il pericolo, questo illustre sconosciuto...

Tu, che non vuoi bene a nessuno (a detta tua), ma ci abbracci all'improvviso e mandi baci con il ciuccio in bocca, e non ti separi mai dal cuscino vuncio, che ti porti ovunque... e che mi tocca lavare di nascosto.

Tu, che imiti tuo fratello, con lo zaino in spalla per andare a "cuola"... che lo trascini nei tuoi giochi spericolati e lo chiami con la manina "eni Samu, eni!"
Tu che chiami "Pa-pà-A?" appena varca la soglia.

Tu che non hai paura di niente, ma dici di avere freddo o mal di pancia solo per poter ricevere una coccola in più, visto che sai che io, invece di darti una felpa, di offro il calore di un abbraccio...

Tu, con quelle tue guaciotte da schiacciare e le coscette da mordere, che soffri il solletico in ogni punto e che ridi anche mentre dormi...

Tu, che ti assopisci la notte sulla mia schiena, come uno zainetto... spero di poterti accompagnare verso un lungo viaggio e farti scoprire il mondo, buttandosi, sì, ma non fisicamente di testa come fai tu, ma nelle situazioni, nelle occasioni, salire su quei treni che passano una sola volta... senza avere paura di esprimersi, di dire la propria opinione, di sbagliare e di riprovare ancora.

Ti voglio bene ciccino mio,
La tua Mamma.


foto da web





giovedì 14 febbraio 2019

Abbi cura di me, di noi

Non sono riuscita a sentirla in diretta questa canzone perchè, stanca, sul divano, sono crollata nel sonno inghittita tra i cuscini, credo di aver avuto anche la bocca aperta, in apnea da raffreddore... non un bello spettacolo, insomma, guardarmi sfatta la sera.
Poi, qualche giorno fa, ho voluto ascoltarla e mi sono commossa... come una scema mi sono messa a piangere, da sola, davanti ad uno schermo del computer mentre lavoravo...
Tu ho pensato e ho capito che non ci sarebbe stato testo scritto meglio messo in musica per dedicarterlo a San Valentino...

Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrò paura di cadere
Che siamo in equilibrio
Sulla parola insieme
Abbi cura di me

E' un po' quello che facciamo io e te... io ho sempre paura di cadere e tu sei la mano che mi tiene in equilibrio sul nostro cammino.

Troppo spesso il lavoro, gli impegni, la routine, le cose da fare cambiano di posto nella scala delle vere priorità, altre volte è la stanchezza e il poco tempo che ci sfugge via, con cui ci lasciamo sopraffarre e che ci fa perdere il senso della parola insieme.
Ricordo il nostro primo San Valentino, a mangiare cinese da asporto in una "casotta" in campagna con una coppia di amici. Non ricordo se facesse freddo, se il cibo fosse buono, io ero con te e non mi interessava nient'altro... esattamente come adesso... perchè a noi basta poco, per stare bene insieme, bastiamo noi, la felicità è tutta racchiusa lì.
Ad oggi, molte di quelle coppie di allora non ci sono più... neanche quella della "casotta" che io pensavo potesse resistere nel tempo. 

E noi siamo ancor qua, all'insieme io&te si sono uniti altri due esserini... e tutto il meccanismo è diventato più complesso, è faticoso riuscire ad incastrare tutti gli ingranaggi, ma è tutto più armonioso e completo allo stesso tempo.

Ma fino all'ultimo giorno in cui potrò respirare
Tu stringimi forte
E non lasciarmi andare

Perchè ho bisogno di te,
che mi sostieni, che mi sopporti, che mi insegni, che mi incoraggi, che mi dici dove sbaglio e non mi accorgo, che mi fai ragionare, che mi fai arrabbiare, che mi fai essere me insieme a te.

Ricordarsi che ci amiamo è un regalo che ci dovremmo fare ogni giorno, non solo il 14 febbraio, non solo tra innamorati...
Buon San Valentino, dolce mon amour!




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