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| foto da web |
La settimana appena passata ha visto, ancora una volta, un massacro di germi che ci siamo rimbalzati da uno all'altro... prima il più piccolo, poi io, poi il grande... tutti in versione vomito.
Per fortuna non l'abbiamo avuta tutti contemporaneamente (come è già capitato) ed è durata davvero poche (ma lunghissime e strazianti) ore.
Come di consuetudine, i bambini si sono ammalati a cavallo dei fine settimana... uno il sabato notte e l'altro il giovedì... perché a casa nostra funziona così: ci si ammala per il fine settimana.
Uno pensa di fare tante cose il sabato e la domenica, di stare insieme, di fare le pulizie, di lavare, di riposarsi e invece TRACK!
Arrivano i germacci dal nido, piuttosto che dalla materna, piuttosto che dal vicino di casa o da qualsiasi altro untore presente al mondo e incominciamo la nostra catena dei malanni.
Ripensando a quando ero malata io da bambina ricordo che, avendo i miei genitori la loro attività attaccata a casa, mi lasciavano tutto il giorno nella mia cameretta (in modo da non espandere i germi), venendomi a controllare febbre o quant'altro a metà mattina circa, a mezzogiorno e alla sera.
Per fortuna c'era la mia Nonna che faceva ogni tanto capolino dalla porta comunicante tra mia e la sua stanza. Mi salutava quando usciva al mattino per andare alla Messa, mi tornava a trovare prima di pranzo ed era bello sentire il rumore dei passi che salivano la scala al suo rientro, poi il tic della porta, il cigolio dell'anta dell'armadio quando ritirava il suo soprabito, sentirla trafficare con le padelle in cucina, accendere la tv con il telegiornale, camminare con le ciabatte quando si muoveva da una stanza all'altra con il parquet che scricchiolava, ascoltavo tutti i rumori provenire da casa sua... sapevo di avere qualcuno vicino, anche se mamma e papà lavoravano praticamente al piano di sotto.
Anzi, anche i loro rumori erano inconfondibili... i trrrrrrrrrr delle macchine da cucire che andavano veloci o quello più ritmico della macchina da ricamo, il telefono che squillava con la voce del Papà che rispondeva "Proontooo?" e il grido "Giaaaaannnaaa, vieni un momento", l'aprirsi e il chiudersi veloce della porta dello studio e di quella di casa.
E se mi ammalavo per più di un giorno, la mamma, tra una corsa e l'altra, passava in edicola o in cartoleria per comprarmi un giornalino da leggere a letto oppure una piccola sorpresina per tirarmi un po' su il morale e per farmi passare il tempo.
Solo quando sono diventata un po' più grande è arrivata in cameretta la televisione, una piccola, in bianco e nero con 4 canali e un'altenna che prendeva solo rai1, la svizzera, antenna 3 e videonovara.
Ricordo che un fine settimana mi sono sparata tutte le gare di bob e sci di non so che gara invernale mondiale... forse perché non avevo la forza di alzarmi a spegnerla (non aveva il telecomando, si girava una manopolina del volume, tipo quello della radio)... almeno avessero dato il pattinaggio su ghiaccio!
Anche voi alle prese con i malanni di stagione?
Cosa ricordate di quando i malati in cameretta eravate voi?